mettere il consumatore al centro delle strategie
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mettere il consumatore al centro delle strategie

Perché le esperienze consumer-first contano

L’anno scorso, secondo EventTrack, il 91% dei consumatori ha lasciato gli eventi esperienziali con una percezione più positiva del brand coinvolto, un dato che, presumibilmente, continuerà a orientare le strategie di marketing anche nel 2026.

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Dopo anni dominati da lanci virtuali, riunioni online e interazioni a distanza, il pubblico cerca sempre più spesso esperienze fisiche e difficilmente replicabili nello spazio virtuale.

La comunicazione digitale ha infatti raggiunto livelli di saturazione molto elevati e di conseguenza gli spazi tangibili hanno acquisito un valore aumentato, per il principio di “scarsità” applicato al marketing. Ed è proprio in questa direzione che l’approccio esperienziale trova la sua massima efficacia.

Format costruiti sulla partecipazione

I pop up store restano tra i format più diffusi, in quanto combinano esclusività e flessibilità operativa. La loro natura temporanea genera un senso di urgenza (i visitatori spesso vi accedono anche perché consapevoli della loro breve durata), consentendo ai brand di sperimentare nuove soluzioni senza sostenere i costi del retail permanente.

I mobile tour seguono una logica simile, con veicoli brandizzati e attivazioni itineranti che portano le campagne promozionali in diverse città, festival o eventi pubblici, dando origine a incontri più immediati e coinvolgenti con i potenziali acquirenti.

Gli stand fieristici hanno subito un’evoluzione analoga, passando da dispositivi statici centrati su brochure e cataloghi ad ambienti interattivi pensati per coinvolgere direttamente i partecipanti, superando la logica dello spettatore passivo. Diverse ricerche indicano che circa la metà dei visitatori trascorre tra i 15 e i 30 minuti negli spazi espositivi, quando sono presenti elementi interattivi.

Anche le campagne realizzate da Smart Eventi riflettono chiaramente questa trasformazione, attraverso progetti di retail temporaneo, attivazioni immersive o installazioni concepite come dispositivi di partecipazione diretta, con il brand sempre più spesso nel ruolo di facilitatore dell’esperienza.

Il ruolo del coinvolgimento multisensoriale

Il marketing esperienziale si fonda inoltre, in misura crescente, sulla pluralità sensoriale piuttosto che sulla sola dimensione visiva, poiché suono, texture, olfatto e gusto tendono a generare un maggiore interesse e a creare associazioni con il brand più stabili nel tempo.

Un brand di caffè, ad esempio, potrebbe combinare la degustazione del prodotto con l’aroma dei chicchi in tostatura e una colonna sonora selezionata ad hoc, mentre un’installazione automobilistica potrebbe consentire ai visitatori di salire a bordo, testare i materiali e sperimentare l’impianto audio, anziché limitarsi alla lettura delle specifiche tecniche.

Condivisione e visibilità estesa

Le campagne esperienziali vengono progettate tenendo conto anche della potenziale condivisione sui social, poiché le esperienze immersive, se ben pianificate, incentivano anche la produzione di contenuti fotografici e video da rilanciare sulle piattaforme digitali, ampliando la portata dell’evento oltre i suoi confini fisici.

Questo avviene senza sollecitazioni dirette, poiché le persone tendono a documentare esperienze percepite come insolite, visivamente rilevanti o emotivamente coinvolgenti.

Diverse aziende hanno inoltre progressivamente abbandonato la logica dell’evento isolato a favore di ecosistemi esperienziali più ampi, nei quali spazi fisici, interazioni digitali e dinamiche sociali risultano connessi attraverso molteplici punti di contatto.

Dal prodotto all’esperienza vissuta

Il marketing esperienziale rovescia, insomma, la struttura della pubblicità tradizionale, collocando il consumatore nel ruolo di soggetto attivo della campagna e tale mutamento strategico trova riscontro anche nelle tendenze di investimento. Le indagini condotte tra i marketer della Fortune 1000 indicano infatti che la maggioranza intende incrementare ulteriormente la spesa destinata a eventi e campagne esperienziali anche per quest’anno, con una previsione di crescita della spesa globale oltre i livelli pre-pandemici.

Il principio di fondo resta costruire ambienti in cui le persone possano interagire attivando più registri, mentre il brand agisce come motore di un’esperienza destinata a restare nella memoria.

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